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Scrivere per il teatro oggi. Milano Arte Expo incontra Francesca Sangalli

Conversazione post spettacolo con la giovane drammaturga milanese oggi al Teatro della Cooperativa con Midia -l’uomo medio attraverso i media, e dal 18 al 30 ottobre al Teatro Out Off con Mitigare il buio.

Francesca Sangalli è giovane, serena, motivata e capace.

Dieci anni fa, era il 2001, mi trovo con Serena Di Gregorio” – una delle attrici dello spettacolo – “in una casa di famiglia abbandonata, in via Paolo Giovio 15. Ci siamo sedute nel salone principale e nonostante la casa, in quelle condizioni, non fosse un luogo abitabile, forse nemmeno accogliente, abbiamo trovato uno spazio. Per noi e quello che cercavamo e volevamo. Era la possibilità di mettersi in un posto, di cominciare ad abitare uno spazio dove radicarsi; uno spazio dove mettersi insieme per far germogliare un’idea. Questa casa è tutt’ora la sede dell’Associazione Giovio 15.”

Che siamo, finalmente, davanti ad un lavoro ed uno spettacolo per il quale ci si è anche seduti a tavolino, ragionando, ponderando e facendo circolare idee, si vede.

Mettersi insieme, unirsi attorno ad un’idea, andare in scena insieme, come avvertire ed essere attenti alla presenza, anche fisica, delle persone, in sala o per la strada…per fare teatro è imprescindibile. Così come prendere una posizione. La parola, soprattutto quella scritta, ha un grande potere. Può essere filtrata, calcolata, muove i personaggi e, soprattutto, può muovere le idee. Il problema oggi è che, generalmente, a noi scrittori, in modo non tanto subliminale, viene chiesto di non istigare al pensiero. Pensare è ritenuto realmente pericoloso.”

Midia è uno spettacolo di sketch brevi e divertenti che descrivono una società contemporanea completamente frammentata, snaturata, dissociata. Tre attori, due uomini e una donna, abili nel rendere, a seconda del ceto, del lavoro, degli hobby, vari modelli ricorrenti e convenzionali di italiani, restituiscono perfettamente la dissoluzione e disgregazione che abbiamo sotto gli occhi ogni giorno qualunque di una qualunque città.

Un punto di partenza per la messa in scena è stato il varietà. Con l’intento di non privarlo di dignità pur attraverso il gioco del modello televisivo. Attraverso le risate, la fragilità, le fobie e le contraddizioni di un popolo affronteremo anche ogni aspetto dei media. Midia è infatti una trilogia: questo è il primo episodio, il secondo, Rimidia, racconterà di un ideale apocalisse che sta per arrivare e il terzo, di cui non ho ancora deciso il titolo, parlerà prevalentemente del web.”

La scrittura, il linguaggio, le parole che rimbalzano dalla scena alla platea sono scrupolosi e assolutamente propri dell’infelicità, avidità, solitudine, incapacità di comunicare, dell’assenza di dignità, dell’illogicità anche, odierna. Piccole cose, piccoli particolari che svelano un carattere, un ambiente, una condizione. Un po’ alla Cechov di “Noi rappresentiamo la vita com’è, punto e basta”, lettera ad Aleksej Suvorin 1892. E infatti…

Abc della scrittura per me è, senz’ombra di dubbio, Senza trama e senza finale– 99 consigli di scrittura di Anton Cechov. Intrecciarsi continuamente con la vita è anche questo imprescindibile per la scrittura per il teatro. Anche osservare e annotare ciò che si sente per strada, in metrò. Essere attenti alle cose che dicono le persone e indagare come il linguaggio e la parola parlata oggi non abbia sempre una logica. È forse l’unico modo, e nel quale io mi ritrovo, per essere precisi, scientifici quasi e moderni. Terminata l’Accademia D’Arte Drammatica Nicola Pepe di Udine ho esordito come attrice ma mi sono subita resa conto che non era quello il mio linguaggio. Di quell’esperienza unica che è il teatro, non replicabile né sostituibile da altro, di trovarsi in un determinato luogo, in un determinato orario, in una continua relazione tra le persone, a me premeva la continua relazione tra parole e persone. Anche nell’aspetto della cosìdetta messa in scena: la scrittura per il teatro per me non può essere un file ma qualcosa che si compone insieme. In questa continua relazione e composizione, il teatro e noi che scriviamo per lui, abbiamo l’onere ma anche il privilegio di offrire alle persone, e il più possibile in modo sempre rinnovato, un accesso privilegiato ad un luogo inconsueto e potente nel quale infrangere, osare, immaginare, proporre, costruire, riaccendere pensiero.”

Midia – l’uomo medio attraverso i media, il testo, ha ritmo, ha gioco; i tempi, come i dialoghi, sono precisi, soppesati, efficaci. Francesca Sangalli sa usare il linguaggio e la parola contemporanea, scritta e parlata, e adatta alla messa in scena. E non è cosa scontata: saper scrivere non vuol dire saper scrivere bene per il teatro, oggi.

Si ride, spesso amaramente, si ha piacere del movimento dei dialoghi come dei pochi silenzi, delle parole così come sono scritte e dette. Gli attori, in un climax reale di forza e intensità, sapientemente accentuata dalla scelta del registro comico, raggiungo il massimo nel finale, fragoroso, dove Alex Cendron dà il meglio di sé in un ottimo momento di teatro nel teatro, svelando le frustrazioni di una vita precaria da attore e di una compagnia teatrale precaria come la sua, sviscerando ulteriori problematiche moderne.

Gli sketch, il linguaggio, il testo, la messa in scena, il come viene espresso è davvero interessante e originale.

Manca solo un po’ di ulteriore coraggio. Quello che potrebbe osare un padre, la cui figlia rimane muta e forse anche “lobotomizzata” a causa di un errore in un intervento di chirurgia plastica, cui non frega nulla, ma veramente nulla. Che potrebbe giocare con la moglie del dirigente con la limousine fino a restituircela più schifosa e mediocre di lui. Temi non nuovi, fotografia del presente, lingua comune atta a rappresentare la realtà così come è. Forse, dati questi presupposti e capacità, ci piacerebbe che Francesca Sangalli osasse ancor di più, superando un’ulteriore soglia: quel passaggio che spalanca un orizzonte nuovo, un punto di vista al quale non si giunge da soli e, a volte, il Teatro cattura, quel quid che prende forma nella critica sociale, graffiante e incisiva, che sposta davvero il “fuoco” (e le parole) del discorso e la visione delle cose.

Questo parere personale nulla toglie, né ha l’intento di farlo, al fatto che Midia – l’uomo medio attraverso i media è un bello spettacolo e un ottimo testo.

Che merita di essere visto e applaudito.

Ora non vi resta che affrettarvi!

L’ultima replica è domani, domenica 2 ottobre alle ore 16:00 al Teatro della Cooperativa, che Francesca Sangalli nella nostra conversazione, ha ringraziato ricordandone le continue capacità di innovazione e di investimento sui giovani. Così come ha ringraziato e parlato ammirevolmente e amorevolmente dei tre attori: Eliseo Cannone, Alex Cendron, Serena Di Gregorio. Un ringraziamento particolare è andato anche Ecate e a Camilla Maccaferri.

Bonne chance et compliments

Federicapaola Capecchi

Informazioni su milanoartexpo

Blogzine fondata dal centro culturale Spazio Tadini di Milano. Per info: francescotadini61@gmail.com

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