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2011 Trilogia del benessere di Renato Sarti: Da stasera 12 ottobre 2011

Uno spettacolo dai temi piuttosto forti, forse scomodo. Fino al 23 ottobre 2011

Quando ero piccolissimo un oste sloveno di 120 chili che sapeva a memoria l’Inferno di Dante, ogni tanto, “per affetto”, mi prendeva in braccio, sfregava la sua barba ispida sul mio faccino, dicendomi: “Inseto velenoso!”. Il poeta Saba scriveva “Trieste ha una scontrosa grazia”, ma quello era troppo. L’oste si chiamava Benedetto, io lo apostrofavo, al contrario, “maledetto”, e quando mi riacciuffava per me era peggio. Più grandicello mi piaceva disegnare. Tradizione vuole che gli istituti artistici siano frequentati da gente stramba. L’Istituto Nordio non faceva eccezione, anzi, in quel momento particolare per il nostro Paese, di passaggio (“Dai carri dei campi agli aerei nel cielo”, cantava nel 1967 l’ultimissimo Tenco), era una gran scuola. Il ’68 avrebbe cercato di fare i conti con le “crudeltà inveterate e le tirannie secolari” di uno Stato che veniva vissuto dal povero “come un mostruoso meccanismo per gabbarlo” (Calamandrei) e di scrollarsi i miasmi clerico-fascisti di cui il nostro Paese, nonostante venti anni di democrazia e il boom economico, era ancora profondamente intriso.

Piazza Fontana, le Brigate Rosse e l’eroina, procedendo a spanne, smorzarono quello slancio; la televisione del progetto Gelli/P2 avrebbe portato al berlusconismo, e cioè si passava dalla cultura popolare, tanto cara a Pasolini, al rincoglionimento di massa tanto detestato da Monicelli. Un periodo di grandi sbagli e di grandi ingenuità, ma anche di slanci, di passioni, di una partecipazione mai più rivisti. Non si tratta di nostalgia sessantottina. La cosa è troppo seria: per alcuni decenni personalità di alto profilo umano, civile, culturale, sociale, spirituale come Danilo Dolci, Don Milani, Franco Basaglia, Padre Turoldo e De Andrè (tanto per citarne alcuni) furono sistematicamente perseguitati e condannati dal Vaticano e dallo Stato perché scomodi. Pasolini, come un insetto, schiacciato sotto un’auto, finì barbaramente ucciso. Bene. Quello che mi è rimasto di più di quegli anni è il fatto che appena azzardavo ad occuparmi di qualche argomento ritenuto “spinoso” c’era sempre qualcuno solerte nel suggerirmi: “Fatti gli affari tuoi! Lascia perdere, fatti furbo”. Una trista litania tutt’oggi persistente. Thomas Bernhard affermava: “Io scrivo per dare sui nervi”. Il contesto in cui si muoveva era diverso, ma la frase rende bene l’idea. Nei primi dieci anni di attività la caratteristica principale del Teatro della Cooperativa è stata la scomodità dei temi trattati, sia negli spettacoli prodotti sia in quelli ospitati, tutti di drammaturgia contemporanea. Una sorta di inclinazione naturale che abbiamo deciso di mettere in rilievo: la prossima stagione 2011-2012 sarà dedicata appunto a I fastidiosi. E per “fastidio” si intende quella specificità intrinseca del teatro che, da Antigone e Aristofane ad oggi, cerca, mettendosi completamente in gioco, di indagare la realtà in modo corrosivo, denuncia, sbeffeggia, nel sociale come nell’intimo, nel tragico come nel comico.”  Renato Sarti

Così Renato Sarti presenta la nuova stagione del Teatro della Cooperativa “I fastidiosi”. Così, con il modo e le parole, incisivi e ponderati, a lui propri, conferma e rafforza le scelte di una vita artistica e personale, e di questi ultimi 10 anni, non a caso forse, in una periferia. In un incontro pubblico a Monza, nel 2008, aveva chiuso il suo intervento con queste parole “…se il teatro non ha a che fare con la vita, secondo me c’è qualcosa che non funziona…”. Distante dal voler criticare le avanguardie, chi si “ritira” a cercare e sperimentare nuovi linguaggi, esorta, però, sempre e continuamente, a non allontanarsi dalla vita e dal ruolo civile del teatro. Anche se non ama definire il suo teatro civile o impegnato, ma forse perché, tutto, dovrebbe esserlo.Comunque lo voglia collocare ed etichettare il vizio italiano, Renato Sarti fa teatro. Un teatro accessibile a tutti e immediatamente, che non è autoreferenziale, intriso di storia, vita, pensiero. L’arte scenica gli è propria e confidente, e così ha la libertà di compiere sempre un passaggio in più, assolutamente fondante e vincente: creare un legame vero con chi guarda, con uno spettatore appassionato, o che lo diventa, avere una necessità e un pensiero da dire o da condividere.

2011 Trilogia del benessere sarà dirompente. E l’impressione è che Renato Sarti voglia giocare in afforzo nello spalancare quel punto di vista che il Teatro cattura e trasforma in sguardo e pensiero capace di spostare la visione – e la consapevolezza – delle cose. E infatti lo spettacolo insiste, tra gli altri temi, anche sull’assoluta dicotomia tra ciò che passa la tivù e la vita reale, ordinaria, quotidiana.

La stragrande maggioranza della popolazione mondiale vive nell’indigenza e nella fame mentre una sempre più ristretta cerchia di privilegiati sguazza nello sfarzo e nello spreco e accumula spropositate quantità di denaro. Non ha importanza chi in un’altra vita attraverserà la cruna per giungere in paradiso; è qui in terra che spesso si vive l’inferno. Gli spot e i programmi televisivi dispensano felicità mentre gli anziani, le donne, i ragazzi, fra abbandono, disoccupazione, violenza, droga e altro nelle periferie delle metropoli vivono tragedie di ordinaria quotidianità; vittime sacrificali di un rito collettivo che si consuma attorno al nuovo sacro totem, tivù.

Guy Debord aveva compreso perfettamente i meccanismi spietati della società dello spettacolo e forse anche per questo si è ucciso.

Trilogia del benessere é composta da brevi squarci.

Libero (il Battesimo): bimbo nato in carcere, figlio delle disastrose conseguenze di un rapporto fra il drogato Tino e la “sua” prostituta Maria.

Spartaco (la Comunione): tossicodipendente che si buca in diretta, nuova triste star di un reality televisivo spinto all’estremo.

Buon Natale (l’Estrema unzione):Pasquale e Natalia, due anziani abbandonati dai figli e dal mondo intero, attendono la festa della natività a modo loro.”

Ah delusione, gran figlia unica e malvagia della speranza”.

In tutte e tre le storie la morte è annunciata ma non certa. Tre apparenti tranche de vie che librano invece laddove il dolore è antico, arcaico, atavico. Renato Sarti

Libero, secondo capitolo della Trilogia del benessere, è andato in scena al Teatro Studio nel 1989, con la regia di Giorgio Strehler.Strehler disse “Fu indegnamente massacrato da una certa intellighenzia teatrale” ma, con l’istinto teatrale che gli era proprio, forse vide lontano. In Libero si parla di Maria, versione povera e ante litteram della Ruby dei giorni nostri, che si inventa un ricatto che le si ritorce inevitabilmente contro; si parla anche di un bambino che nasce in carcere, Libero appunto, vittima del degrado più assoluto. In Buon Natale, due vecchietti vivono quella festività in compagnia solo della loro miseria. Spartaco invece è un tossico si buca in diretta, vittima dell’audience e di un regista televisivo che conduce la trasmissione con lo stesso piglio di un generale in battaglia. Spartaco è andato in scena al Teatro Parioli di Roma nel 1993, con la regia dell’autore.

Uno spettacolo acre, scomodo. Da vedere.

Federicapaola Capecchi

dal 12 al 23 ottobre 2011

2011 TRILOGIA DEL BENESSERE
testo e regia Renato Sarti
con Rossana Mola,Domenico Pugliares e Moussa Gning
scene e costumi Carlo Sala
musiche Carlo Boccadoro
voce fuori scena in “Spartaco” Omero Antonutti

ORARI SPETTACOLI:
mar-sab: ore 20.45
dom: ore 16.00

Info e prenotazioni: 02 64749997
e-mail: info@teatrodellacooperativa.it

Promozione eccezionale per i lettori di MilanoArteExpo: € 8 anziché € 16 per usufruire di questa promozione dovete prenotare via email a web@teatrodellacooperativa.it o info@teatrodellacooperativa.it indicando il nome del nostro magazine e il link esatto dell’articolo letto su Milano Arte Expo.

Informazioni su milanoartexpo

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