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Hamlice Saggio sulla fine di una civiltà, domani 19 ottobre a Prospettiva 150

Prospettiva 150 – Stranieri in patria,il progetto/festival di Mario Martone e Fabrizio Arcuri domani, mercoledì 19 ottobre 2011, ospita alle Fonderie Limone Moncalieri, la potente drammaturgia e regia di Armando Punzo e l’estrema e “abrasiva” interpretazione degli attori detenuti della Compagnia della Fortezza.

Hamlice è un progetto teatrale che ha debuttato nel 2009 nel carcere di Volterra con la sua prima parte, Alice nel paese delle meraviglie, Premio Ubu 2010 per la miglior regia. Intreccio di due drammaturgie, Hamlet e Alice in wonderland, questo lavoro di Punzo riflette sulla concezione di libertà e sulla sua negazione. Amleto e Alice raccontano, seppure con registri differenti, due modi di negarsi alla vita, di evitarne gli oneri e le responsabilità, ma soprattutto due modi di trasformarsi per giungere (forse) a un equilibrio con se stessi.

Da Amleto ad Alice nel Paese delle meraviglie, dalla tragedia del potere nel chiuso di un palazzo all’anarchia di Carroll, al suo mondo alla rovescia e ancora oltre, in un viaggio di cui non si conosce la fine. La trasformazione è la possibilità di sottrarsi al proprio ruolo definito per sempre. L’origine è nella realtà di questa compagnia che come un doppio sotterraneo offre una riflessione quotidiana su questo tema. É come se lo spirito dei personaggi di Shakespeare potesse sottrarsi alla propria funzione sociale. Come spiriti pensanti, in perenne trasformazione, attraversano libri di altri autori, allontanandosi da quello che li conteneva come una prigione di ruoli immutabili. Quello che per altri è teatro per noi, per questi spiriti liberi, è vita negata. Cercano altre parole, altre azioni, un’altra possibilità, forse ancora non prevista, nemmeno ancora immaginata. “L’Essere inerme”, il non ancora nato, il non ancora definito…C’è un laghetto poco lontano da qui,nelle giornate luminose calme e senzavento riflette con infinita meraviglia lanatura che si affaccia sulle sue rive,un’immagine doppia, appena velata,lontana da quella reale, eppure cosìfedele, ma cosa accade quando sisolleva il vento e nulla è più inequilibrio…lo specchio s’infrange edella serena e rassicurante immaginesi perdono i contorni ed emerge unarivolta degli elementi…” Armando Punzo

Elsinore è un moloch, chiede un sacrificio troppo grande ad un Amleto che non riesce, che non vuole più essere Amleto. Fuggire dal palazzo, fuggire a se stessi e trasformarsi, cercare un nuovo spazio, un altro tempo, nuove vesti tra le righe di altri autori fino a giungere nel Paese delle Meraviglie. Lasciarsi prendere per mano da Alice, farsi condurre nel mondo alla rovescia di Carroll, farsi trascinare dai suoi personaggi…perdersi, smarrirsi e poi ritrovarsi. É questo Hamlice: visione abbacinante e sogno al crepuscolo, uno spettacolo che toglie il terreno sotto i piedi e conduce lo spettatore “altrove”, dove è la “possibilità” è ancora possibile.

Quello di Armando Punzo e dei suoi attori è un teatro estremo, che spesso inchioda sulla sedia e alla scena. Hamlice, crasi e gioco linguistico di Hamlet e Alice, riprendendo i fili del discorso avviato nel 2009, tra intuizioni e soluzioni affascinanti e vertiginose come le pareti ricoperte dalla riscrittura a mano del celebre testo shakespiriano, si lancia a disegnare e ben definire l’”idea” nucleo del nuovo lavoro: la tensione attuale, il grido di chi non vuole tacere e cerca con convinzione la forza delle parole e il loro nutrimento. Parole, parole, ancora parole, ovunque, scritte, chirografate quasi, dette, ascoltate, rimbombanti nella mente, viste, urlate. Parole. Sempre in cammino, sotto braccio, a un luogo “altro” dove è ancora possibile sfuggire al “ruolo definito”. In Hamlice si fugge anche da sé stessi e ci si trasforma fino a giungere nel mondo delle meraviglie, nel mondo alla rovescia e possibile di Carroll, dove il possibile esiste, dove una bambina è emblematica di ciò che dovrebbe essere: curiosa del mondo non ha paura del diverso, oltrepassa barriere e pregiudizi con ironia e capacità di andare oltre alle apparenze. È uno spettacolo erotico, irriverente, provocatorio, rigoroso. Gli attori, dal volto dipinto di bianco, parrucche settecentesche e tacchi alti, tra teschi e brandelli di testo, pareti e pavimenti tappezzati da passi dell’Amleto e smisurate tazze da tea, si muovono tra due poli, quello della fantasia e della curiosità ingorda e senza limiti – possibilità di fuggire, rovesciare, sovvertire ciò che esclude, chiude, imprigiona, limita e delimita e inchioda – e quello ossessivo e chiuso del principe di Danimarca. Meta possibile? La libertà. La vita.

Uno spettacolo difficile da raccontare, denso, anche di coreografa e musica, cui gli attori-detenuti danno corpo e voce con maestria, poesia ed emozione vera. Uno spettacolo assolutamente da vedere. Perché stranieri si è anche quando si rimane muti, assenti e senza parole nel proprio Paese, rispetto al suo presente, e futuro. Loro, gli attori, le parole le trovano e le dicono. In scena e fuori da essa costruiscono libertà, ogni attimo. Se la libertà è una casa da abitare, il mestiere dell’attore ne costruisce i mattoni e il palcoscenico le da forma e dimensione. Il teatro riporta “in patria” le persone e ne libera la parola da qualunque prigionia.

Armando Punzo, che Milano Arte Expo ha avuto l’onore e il piacere di intervistare in occasione del debutto della nuova produzione della Compagnia della Fortezza, Mercuzio non vuole morire, per la sezione Appunti ai margini del Festival Prospettiva 150, Stranieri in patria che ospita il suo Hamlice, ha scritto alcune parole che, come gli si confà nei modi, a noi arrivano come uno sguardo dissacrante e pungente, ma vero.Straniero. Come si potrebbe non essere stranieri nella patria dell’esclusione, della conservazione selvaggia? Completamente svuotati da qualsivoglia domanda su altre possibili forme della propria esistenza e convivenza, la maggioranza degli italiani cerca affannosamente di accaparrarsi le ultime briciole al banchetto preparato per loro. Come tutti quelli che non riescono più a credere che si possa trasformare qualcosa dentro e fuori di sé, vivono la loro illusione fino in fondo e per questo fanno paura. L’idea di civiltà che li ha generati è sepolta e dimenticata e loro continuano a recitare meccanicamente la parte degli onnipotenti e dei vincenti. A volte dispiace un po’, ma quando pensi a chi dovresti assomigliare, cosa dovresti pensare pur di essere partecipe, cosa dovresti fare e a quali orrori collaborare, preferisci essere escluso e vivere da straniero insieme a tanti altri stranieri nel mondo e nelle idee che costruiscono sulle rovine degli altri possibilità diverse che comprendono anche loro.” Armando Punzo

Lo spettacolo è interpretato anche da Stefano Cenci, con la partecipazione straordinaria di Maurizio Rippa. Le scene sono di Alessandro Marzetti, i costumi di Emanuela Dall’Aglio, i movimenti di scena e le coreografie di Pascale Piscina, musiche originali e sound designer Andrea Salvadori.

Luther Blisset

Fonderie Limone Moncalieri | Sala grande – Mercoledì 19 ottobre 2011 | ore 20.30

HAMLICE – SAGGIO SULLA FINE DI UNA CIVILTÀ

drammaturgia e regia ARMANDO PUNZO

Compagnia della Fortezza (Italia)

INFO

Biglietteria Teatro Stabile Torino – Cavallerizza Reale, Salone delle Guardie

Via Verdi 9, Torino. Tel. 011 5176246 – Numero verde 800 235 333

www.teatrostabiletorino.it

http://prospettiva.teatrostabiletorino.it/

info@teatrostabiletorino.it

INFO STAMPA:

Fondazione del Teatro Stabile di Torino, Settore Stampa e Comunicazione:

Carla Galliano (Responsabile), Simona Carrera

Via Rossini, 12 – Torino (Italia). Telefono + 39 011 5169414 – 5169435 – 5169498

E-mail: galliano@teatrostabiletorino.itcarrera@teatrostabiletorino.it

HAMLICE – SAGGIO SULLA FINE DI UNA CIVILTÀ

Sarà anche il 25 e 26 novembre 2011 a Genova al Teatro della Tosse – info@teatrodellatosse.it

Credits:

Carte Blanche/VolterraTeatro – Teatro Metastasio Stabile della Toscana
Ministero Beni e Attività Culturali – Regione Toscana – Comune di Volterra
Provincia di Pisa Centro Formazione Professionale Volterra
Ministero della Giustizia Casa di Reclusione di Volterra
Fondazione Cassa di Risparmio di Volterra – Cassa di Risparmio di Volterra


Compagnia della Fortezza
Hamlice
Saggio sulla fine di una civiltà

Drammaturgia e regia di
Armando Punzo


Scene Alessandro Marzetti
Costumi
Emanuela Dall’Aglio
Movimenti di scena/coreografie
Pascale Piscina
Musiche originali e sound designer
Andrea Salvadori
Collaborazione artistica e assistenza alla regia
Stefano Cenci, Laura Cleri
Assistente ai costumi e decorazioni
Silvia Bertoni
Video
Lavinia Baroni

Pittura dal vivo Enrico Pantani

Collaborazione al progetto
Manuela Capece, Elena Turchi, Carolina Truzzi, Alice Toccacieli, Luisa Raimondi
Assistenti
Adriana Follieri, Daniela Mangiacavallo, Marta Panciera, Marco Mario Gino Eugenio Marzi

con gli attori detenuti della Compagnia della Fortezza
Aniello Arena, Buonomo Gennaro, Placido Calogero, Dorjan Cenka, Vittorio De Vincenzi, Francesco Felici, Gaetano La Rosa, Massimo Leone, Santolo Matrone, Massimiliano Mazzoni, Sebastiano Minichino, Andrea Pezzoni, Giacinto Pino, Nikolin Pishkashi, Jamel Soltani, Umberto Vittozzi, Edrisa Wadda


e
Guido Nardin, Edoardo Nardin e Gillo Conti Bernini

e con Stefano Cenci
e la partecipazione straordinaria di
Maurizio Rippa

musiche dal vivo eseguite da Andrea Salvadori

Organizzazione generale Cinzia de Felice

Coordinamento Domenico Netti
Amministrazione Isabella Brogi
Collaborazione organizzativa Simone Pacini, Jacopo Angiolini
Direzione degli allestimenti Carlo Gattai, Fabio Giommarelli
Disegno luci Andrea Berselli
Suono Alessio Lombardi
Collaborazione agli allestimenti Marzio Superina
Assistente agli allestimenti Yuri Punzo

http://www.compagniadellafortezza.org

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