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Il segno del chimico. Dialogo con Primo Levi da Torino a New York con John Turturro: 7 novembre 2011

La lettura teatrale Il segno del chimico, realizzata nel 2010 dal Centro internazionale di studi Primo Levi di Torino, su un testo curato da Domenico Scarpa, con la produzione del Teatro Stabile di Torino, e per la regia di Valter Malosti, diventa in versione inglese The Mark of the Chemist e sarà rappresentata a New York il 7 novembre 2011 con la regia e l’interpretazione di John Turturro.

COMUNICATO STAMPA Torino, novembre 2011

Grazie alla collaborazione con il Primo Levi Center di New York, Il segno del chimico – lettura teatrale in forma di dialogo su testi di Primo Levi a tema scientifico –, nata da un’idea di Elisa Ferrio, verrà presentato a New York il 7 novembre. John Turturro, grande conoscitore di Levi e interprete del film La tregua di Francesco Rosi (1997), vestirà nuovamente i panni del grande scrittore e chimico torinese. The Mark of the Chemist vedrà Turturro/Levi impegnato in una intervista condotta da Joan Acocella, redattrice del “New Yorker” per la critica letteraria. Il dialogo teatrale percorrerà in ogni direzione la vita di Levi, dall’esperienza di Auschwitz al mestiere di chimico, dalla sua adolescenza torinese al lungo viaggio di ritorno narrato nella Tregua.

Il filo narrativo de Il segno del chimico attraverserà così, con gli accenti della letteratura più alta, le scoperte e le emozioni del giovane chimico attratto dai segreti della materia, le dolorose perversioni imposte al sapere scientifico nel laboratorio di Auschwitz, le gioie e le sfide del lavoro ben fatto, gli spazi avventurosi e senza tempo dell’infinitamente piccolo. Il tutto è stato reso accessibile al pubblico grazie alle parole dello scrittore torinese: il dialogo infatti consiste in un montaggio di brani tratti dai suoi libri.

La presentazione de Il segno del chimico a New York rappresenta il prestigioso approdo oltre oceano – afferma Fabio Levi, direttore del Centro internazionale di studi Primo Levi di Torino – di un’opera già replicata quest’anno in occasione dell’Anno della chimica; un video della prima versione realizzata da Valter Malosti viene offerto alle scuole che ne fanno richiesta al nostro Centro. In futuro speriamo di portare questo lavoro anche in altri paesi europei”.

«Portare Il segno del chimico a New York aggiunge Evelina Christillin, Presidente del Teatro Stabile di Torino – è per noi, che vi abbiamo creduto fin da subito, motivo di orgoglio e soddisfazione. John Turturro è un amico del Teatro Stabile di Torino con cui ha portato in scena pochi anni fa le Fiabe italiane di Italo Calvino».

 

Primo Levi portava impresso sulla pelle il segno del suo essere un chimico, per professione e per passione profonda. Quel segno era visibile anche nella sua scrittura. Leggere la sua opera in questa chiave aiuta a scoprire aspetti inediti e illuminanti della relazione, più intima di quanto non siamo abituati a credere, fra l’universo della scienza e quelli, per Levi non meno necessari, della fantasia e dell’etica.

Il chimico Primo Levi

Primo Levi (Torino 1919-1987) ha esordito come scrittore con il racconto della propria esperienza di deportazione nel campo di sterminio di Auschwitz, Se questo è un uomo, (1947). Le successive opere di narrativa, saggistica e poesia, pubblicate in parallelo con il suo lavoro di chimico, ne hanno poi manifestato compiutamente l’originalità di pensiero, lo stile inconfondibile e la pluralità di interessi: fra questi l’impegno prioritario a testimoniare e a ragionare, in particolare con i giovani, sulla Shoah e sui “vizi di forma” della realtà contemporanea; l’attenzione alle peculiarità e ai vari aspetti del mondo ebraico; l’amore per il lavoro ben fatto; la spiccata sensibilità per il contributo offerto dalle scienze esatte alla conoscenza dell’uomo.

Persona schiva e riservata, Primo Levi racconta in molte interviste come il suo primo mestiere, quello di chimico, lo avesse salvato dalla morte e insieme gli avesse donato il secondo, quello di narratore. In un’intervista a Edoardo Fadini del 1966 afferma: «Io sono un anfibio, un centauro. Io sono diviso in due metà. Una è quella della fabbrica: sono un tecnico, un chimico. Un’altra invece è totalmente distaccata dalla prima, ed è quella nella quale scrivo, rispondo alle interviste, lavoro sulle mie esperienze passate e presenti. Sono proprio due mezzi cervelli» (Primo Levi, Conversazioni e interviste 1963-1987, a cura di Marco Belpoliti, Torino, Einaudi, 1997).

Levi precisa inoltre di aver voluto, con la raccolta di racconti Il sistema periodico pubblicata nel 1975, «convogliare ai profani il sapore forte ed amaro del nostro mestiere, che è poi un caso particolare, una versione più strenua del mestiere di vivere. (…) non mi pareva giusto che il mondo sapesse tutto di come vive il medico, la prostituta, il marinaio, l’assassino, la contessa, l’antico romano, il congiurato e il polinesiano, e nulla di come viviamo noi trasmutatori di materia». (Da Il sistema periodico, Torino, Einaudi, 1975)

E sul proprio registro stilistico, lo scrittore afferma: «Ho spesso pensato che il mio modello letterario non è né Petrarca, né Goethe, ma è il rapportino di fine settimana, quello che si fa in fabbrica o in laboratorio, e che deve essere chiaro conciso e concedere poco a quello che si chiama “bello scrivere”. (…) Penso che la chimica mi abbia insegnato queste due doti della chiarezza e della concisione». (Intervista a Dina Luce, Il suono e la mente, Rai, 1982).

Il Centro internazionale di studi Primo Levi di Torino

Il Centro internazionale di studi Primo Levi si propone di raccogliere le edizioni delle opere di Primo Levi, le numerose traduzioni pubblicate in tutto il mondo, la bibliografia critica, ogni forma di documentazione scritta e audiovisiva sulla sua figura e sulla ricezione dell’opera. Intende inoltre offrire un sostegno alle ricerche degli studiosi e realizzare proprie iniziative, quali la Lezione Primo Levi promossa nell’autunno di ogni anno, per alimentare il dibattito sui temi più cari allo scrittore torinese. Il Centro è un’associazione di cui sono soci fondatori la Regione Piemonte, la Città e la Provincia di Torino, la Compagnia di San Paolo, la Comunità Ebraica di Torino, la Fondazione per il Libro, la Cultura e la Musica, la famiglia di Primo Levi.

INFO STAMPA:

Fondazione del Teatro Stabile di Torino, Settore Stampa e Comunicazione:

Carla Galliano (Responsabile), Simona Carrera

Via Rossini, 12 – Torino (Italia). Telefono + 39 011 5169414 – 5169435

E-mail: galliano@teatrostabiletorino.itcarrera@teatrostabiletorino.it

Ufficio stampa CENTRO INTERNAZIONALE DI STUDI PRIMO LEVI

Studio Ferrio, cell. 347 8216645

E-mail: ufficio@eferrio.com

Centro internazionale di studi Primo Levi di Torino

Primo Levi Center di New York

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