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La Dodicesima notte di Shakespeare dal 10 al 22 gennaio allo Spazio Tertulliano a Milano

Dal 10 al 22 gennaio sarà in scena sul palcoscenico milanese dello Spazio Tertulliano, La dodicesima Notte di William Shakespeare nella versione di Davide Carnevali, (drammaturgo premiato ai Theatertreffen di Berlino e vincitore nel 2009 del premio Riccione per Variazioni sul modello Kraeplin, e finalista nell’edizione 2011), per la regia di Sandro Mabellini.

Twelfth Night, or What You Will La dodicesima notte, o Quel che volete, il titolo originale, allude alla festa della dodicesima notte, l’Epifania. Dodici sono i giorni che trascorrono dal Natale a questa festività. Debuttò il 2 febbraio del 1602 al Middle Temple Hall. Commedia in cinque atti ambientata nell’antica regione balcanica dell’Illiria, racconta di amori, di inganni, di due gemelli e di un naufragio. Una sottotrama che fa protagonisti i personaggi della corte della dama Olivia, scatena una serie di eventi e imprevisti, equivoci, travestimenti, sotterfugi, degni di un’incantevole e poetica opera teatrale.

If music be the food of love, play on
Give me excess of it, that, surfeiting,
The appetite may sicken, and so die.” [Orsino, atto I scena I]

Della romantica tragicommedia degli equivoci, ciò che resta nella versione di Davide Carnevali è la storia: due fratelli gemelli, Viola e Sebastian, naufragano sulle coste di un isola ma entrambi pensano che l’altro sia morto. Viene riproposta la classica storia che parla di amore, denaro, feste e capricci …e che parla di politica.

Una commedia divertente, “una delle migliori commedie pure di William Shakespeare” – afferma il critico letterario Harold Bloom -, che fa il verso alla società. Quello che vuole il regista Sandro Mabellini: mantenere lo spirito di Shakespeare. Anche se le parole e le canzoni (eseguite dal vivo dai Signori G) sono diverse perché sono quelle dell’oggi, è rimasta invariata l’essenza dei fatti, “i fatti sono più importanti delle parole, malgrado quello che si pensa nel paese in cui viviamo. […] Quindi sì, vedrete La dodicesima Notte di Shakespeare, non vi preoccupate. Quello che invece non vedrete saranno i costumi e le scene. Né i quindici attori che sarebbero stati necessari per interpretare i quindici personaggi della storia. Di attori ce ne saranno solo otto, di cui uno non è neanche professionista, che si travestiranno spudoratamente per coprire il maggior numero di ruoli possibile. Anche in questo caso abbiamo voluto restare fedeli all’essenza del teatro shakespeariano. Un teatro del travestimento, del “facciamo finta di”, un teatro del gioco, un teatro che avviene non davanti allo spettatore, ma nella sua immaginazione.”  Sandro Mabellini

Shakespeare è un mondo a parte. E l’impiego del termine mondo non è affatto casuale. In piena contraddizione alla forma drammatica classica – quella chiusa, assoluta, un microcosmo che si riferisce solo a se stesso – la forma aperta di Shakespeare apre a un universo fantastico in cui l’unità di tempo, di luogo, di azione perdono consistenza, e la realtà appare trasfigurata.
La fantasia shakespeariana non ha bisogno di regole; meglio ancora pensa a creare essa stessa le sue regole, giocando con il potenziale della scena e la fantasia dello spettatore. In fin dei conti le opere del Bardo non sono scritte per essere rappresentate davanti al pubblico, ma per accadere nella mente del pubblico.
Il coinvolgimento dello spettatore è essenziale; in questo modo Shakespeare può essere interpretato come il grande precursore di una tradizione teatrale che si affermerà in tutta la sua necessità con il teatro epico del secolo ventesimo, e nelle nuove forme di teatro contemporaneo definite post-epiche, post-drammatiche, o come voi volete.
Così questa versione de La Dodicesima Notte non vuole solo restituire alla contemporaneità la commedia shakespeariana, ma vuole essere anche e soprattutto un’indagine a partire dalla contemporaneità sul testo stesso, sulla scrittura shakespeariana e sui principi che regolano la costruzione delle sue commedie.
Riaffermando così la forza del teatro, che si rivela solo nel qui e ora della scena e nel coinvolgimento dello spettatore. Chiamato a riflettere, ma soprattutto a essere partecipe di un’esperienza che gli offrirà un nuovo sguardo sulla realtà.” Davide Carnevali

La dodicesima notte è la commedia che Shakespeare scrisse tra il 1599 e il 1600. C’è un naufragio che porta i protagonisti in Illiria, ci sono due gemelli che si perdono e credono che sia l’altro a essere morto, e ci sono i conseguenti sviluppi: equivoci e doppi intrecci, naturalmente amorosi. Il doppio, questa categoria teatral-letteraria che ha affascinato tutti, da Euripide a Plauto fino a Hoffmansthal e Pasolini, e strania e spiazza qualsiasi azione.
Nella storia il doppio viene attuato con dei travestimenti: Viola che ama Orsino si spaccia per suo servo, perché vuole aiutare l’amato a conquistare Olivia che a sua volta non vuole saperne di innamorarsi. In questo modo Viola potrà stare vicino a Orsino e sperare che un giorno lui si innamori di lei. Ma Olivia rimane affascinata da Viola e le cose si complicano di più anche perché Orsino si sente attratto da questo servo vestito da uomo ma dotato di modi gentili e spesso femminili (e a un tratto si ritrovano anche a svestirsi…).
Ho chiesto a Davide Carnevali, giovane drammaturgo italiano che vive tra Berlino e Barcellona, di scrivere una sua versione della commedia, con la consapevolezza che tradurre Shakespeare oggi comporti comunque un tradimento; allora perché non tradire completamente rimanendo fedeli all’idea?
Lo spettacolo sarà giocato sull’ambiguità dei personaggi, probabilmente tutti gli attori – siano essi uomini o donne – saranno vestiti da uomini. Il femminile ed il maschile verranno fuori in modi del tutto inaspettati, sarà una rappresentazione di parole, corpi e di voci dati in pasto agli spettatori; una specie di opera post-brecthiana su tematica dell’oggi.” Sandro Mabellini

con Umberto Petranca, Chiara Verzola, Alessandra Mattei, Caroline Pagani, Fabrizio Martorelli, Giulia Zeetti, Mirko Ciotta, Giuseppe Barbaro
arrangiamenti ed esecuzioni musicali dal vivo Signori G
assistente alla regia Marianna Caruso, organizzazione Lisa Momenté, grafica Giulia Zeetti e Marianna Caruso, coproduzione Festival Quartieri dell’Arte / Nutrimenti Terrestri

dal 10 al 22 gennaio 2012 (riposo lunedí)
Spazio Tertulliano, via Tertulliano 68, Milano
da martedì a sabato ore 21.00; domenica ore 16.00;
tel. 02 49472369- 320 687 4363
www.spaziotertulliano.it
Mezzi Pubblici:
MM3 Lodi,
Bus 90 – 91 (fermata Salgari),
93 – 84 (fermata V.le Puglie),
Tram 16 (fermata Piazza Salgari)

Informazioni su milanoartexpo

Blogzine fondata dal centro culturale Spazio Tadini di Milano. Per info: francescotadini61@gmail.com

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