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SHOWPERO! una protesta inutile per fini personali: dal 25 gennaio al 19 febbraio, in prima nazionale, Teatro della Cooperativa

E se lo spettacolo non ti piace…ti rimborsano!
In occasione del debutto della nuovissima produzione Showpero! con Flavio Pirini e Pasqualino Conti e la regia di Renato Sarti, il Teatro della Cooperativa lancia l’iniziativa “Showpero sì, ma con diritto di recesso!”.

All’interno della stagione “fastidiosa” del Teatro della Cooperativa, tra temi scomodi, storia, attualità e l’attento sguardo sul contemporaneo, tra drammaturgia giovane e  riflessione su un paesepieno di contraddizioni difficili da inquadrare, non poteva che succedere in via Hermada che due attori salgano sul palco e dichiarino ‘Showpero!’.
“La “W” induce a pensare che sarà una protesta molto particolare e da due vecchie volpi come Flavio e Pasqualino ci si aspetta sempre qualche sorpresa. E allora come si fa? Il pubblico ha già pagato il biglietto! Impavidi e senza indugi, per ovviare a questo piccolo inconveniente, Flavio Pirini (cantautore acrobatico) e Pasqualino Conti (comico metafisico) lanceranno subito una provocazione: se entro il primo quarto d’ora di spettacolo non saranno stati in grado di convincere il pubblico a restare per ascoltare le ragioni della loro protesta, rimborseranno il biglietto a tutti gli spettatori che vorranno abbandonare la sala.
Ma se Pirini – con le sue canzoni ora corrosive ora malinconiche – e Conti – con le sue strampalate riflessioni senza capo né coda – sapranno coinvolgere il pubblico come promettono di saper fare oltre i fatidici quindici minuti, allora la sfida sarà vinta e potranno cavalcare liberamente lo scontento e la protesta. Entreranno con i piedi nei piatti di spinose polemiche, accesi dibattiti e scottanti questioni, infiammeranno le coscienze, stimoleranno il dissenso, inviteranno alla partecipazione e qualche minchiata, qua e là, la spareranno sicuramente.Naturalmente con il solo scopo di aumentare il loro consenso popolare”.
Per ottenere il rimborso con un altro biglietto, basterà uscire dalla sala entro un quarto d’ora dall’inizio dello spettacolo e compilare un coupon sul quale dovrà essere dato motivo dell’ insoddisfazione. Tale coupon darà la possibilità di avere un altro ingresso gratuito a scelta fra le produzioni 2011/12 del Teatro della Cooperativa.


“I nostri due prodi sono abituati da sempre al brusio di sottofondo, a ragazzi che limonano in prima fila, all’ubriacone di turno che ha sempre qualcosa da ridire. Anni e anni di teatro/cabaret nella concezione più alta, consumati dove di più è la polvere che negli anfratti nascosti del palco si annida, se non rispondi a tono sei finito, carpire il silenzio assoluto è un miracolo. Avrebbero voluto optare per una spazio più consono al gesto eclatante, tipo una gru o una torre, ma erano già occupate, entrambi soffrono di vertigini e poi – diciamocelo – non se li sarebbero filati nessuno. Qualcuno potrebbe sospettare che in questo caso la protesta serva per ottenere una risonanza mediatica; non è un sospetto, è una certezza, l’architrave su cui si regge una performance, in cui sarà lo spettatore a suggerire i temi da affrontare. Pirini – con le sue canzoni ora corrosive ora malinconiche – e Conti – con le sue riflessioni profonde perché senza capo né coda -, si gettano senza cintura o protezione in un salto nel vuoto, tranquilli come coloro che si apprestano ad un bungee jumping sapendo che non c’è traccia di alcun elasticone nei paraggi”. Renato Sarti

Flavio Pirini. Cantautore, attore, fumatore, predicatore. Ha realizzato quattro opere discografiche che ha tenuto perlopiù segrete, ma i suoi amici lo sapevano. Scrive canzoni serie anche allegre e canzoni comiche anche amare. Colto da manie di grandezza millanta di fare teatro-canzone. Inspiegabilmente, in alcuni casi, vi riesce. È in attesa di una luminosa carriera da circa ventitré anni.
Pasqualino Conti. Comico, pittore, intrattenitore, agricoltore. Membro storico del gruppo di comici “Scaldasole”, con loro ha girato moltissimi teatri italiani. Per una svista degli autori è anche riuscito in una occasione ad apparire in TV, ma non si è montato la testa. Scrive e interpreta i propri testi dei quali però nessuno capisce il significato. Nonostante questo il pubblico ride ma il motivo resta un mistero.

produzione Teatro della Cooperativa
SHOWPERO! – una protesta inutile per fini personalidal 25 gennaio al 19 febbraio 2012
di Renato Sarti, Flavio Pirini e Pasqualino Conti
regia di Renato Sarti
con Flavio Pirini e Pasqualino Conti
foto di Emiliano Boga

TEATRO DELLA COOPERATIVA
Via Hermada, 8 – 20162, Milano
Info e prenotazioni: 02 64749997
e-mail: info@teatrodellacooperativa.it

Mentre vanno in scena queste due nuove produzioni al Teatro della Cooperativa, Suicidi? Tangentopoli in commedia e Showpero!, un’altra importante e significativa produzione è in giro per l’Italia: MURI – prima e dopo Basaglia


Renato Sarti ha iniziato così: attore in una compagnia di Triste cui l’ospedale psichiatrico Provinciale concesse l’uso del teatro interno al manicomio…aperto agli utenti, durante le prove e gli spettacoli. Nulla meglio delle parole di Renato Sarti cui affidare l’invogliare il pubblico a seguire anche questo spettacolo: “Camicie di forza, somministrazione in dosi massicce di psicofarmaci, lobotomia, elettroshock. Questo era il manicomio prima dell’entrata in vigore della legge Basaglia: un luogo di isolamento in cui, sui ricoverati (ma sarebbe più giusto adoperare la parola “internati”) si perpetrava ogni tipo di violenza e di tortura.
Nel 1972 avevo appena incominciato a fare l’attore in un piccolo gruppo teatrale a Trieste e la direzione dell’Ospedale Psichiatrico Provinciale ci concesse l’uso del teatro situato nel comprensorio manicomiale a condizione che, durante le prove e gli spettacoli, fosse consentito l’accesso agli utenti. Io ero ancora un ragazzo e non ero al corrente dei grandi mutamenti che in quegli anni stavano rivoluzionando la psichiatria. Sta di fatto che per un anno mi ritrovai in un mondo di cui poco sapevo e del quale avevo solo un lontano, vago ricordo: uno zio di mio padre simpaticissimo (ma che beveva molto), ricoverato e poi morto in quell’ospedale nel 1955.
Durante le prove, nel teatro venivano spesso degli utenti. Fra questi c’era Brunetta, una ragazza lobotomizzata, che aveva marchiata sul suo volto tutta la violenza di cui le istituzioni sono capaci: pochi denti, occhi infossati, cicatrici. Insieme a una parte del cervello le avevano tolto anche la capacità di camminare diritta e l’uso della parola. Ciondolava in avanti, braccia a penzoloni, e si esprimeva a mugugni, come una scimmietta. Si sedeva con noi e non chiedeva altro che quello che per anni le era stato negato: comprensione e rispetto. Ogni gesto di affetto lo ricambiava con un sorriso che, nonostante fosse sdentato, era meraviglioso.
Nel ’74 sono venuto a Milano a fare teatro. Brunetta non c’è più da parecchi anni, ma i suoi sguardi e la sua storia fanno indelebilmente parte della mia. L’anno scorso, in occasione del trentennale dell’entrata in vigore della legge Basaglia, raccolsi delle testimonianze con l’intento di farne un testo che partisse però dall’altra parte della barricata, quella degli infermieri. E l’aspetto più significativo della ricerca è stato quello di scoprire che l’esperienza di Basaglia non ha rivoluzionato soltanto la professione dell’infermiere: ha scardinato le ipocrisie e le arretratezze della società italiana, ha sbriciolato convinzioni che riguardavano la sfera più nascosta dell’intimo e del personale perché – come diceva Saba – il dolore è eterno, ha una voce e non varia. Nel momento in cui il rispetto, la disponibilità e il dialogo prendevano il posto della prigionia e dei maltrattamenti, le lacerazioni che avevano segnato la vita degli utenti facevano venire a galla, come un tappo di sughero, le sofferenze di coloro che avrebbero dovuto curarli.
Perché la mansione principale del personale ospedaliero con l’arrivo di Basaglia non era più soltanto custodire e pulire, custodire e pulire, custodire e pulire, ma diventava il confrontarsi, dialogare, ascoltare. E allora, inevitabilmente, si metteva in moto uno strano meccanismo, in cui il confine che separa la normalità dalla follia rivelava tutta la sua precarietà.
L’infermiera del testo rivive la sua esperienza di tre decenni, riflette su quello che ha visto e vissuto in ospedale e lo fa con una nostalgia particolare (ma quela del poeta, quela che te sa tropo ben che non pol tornar), ma soprattutto con la lucidità estrema, quasi spietata, di chi si rende conto che la spinta di quegli anni si è affievolita, e rischia di finire inghiottita dall’indifferenza che – in un brusio continuo di antenne e motori – sempre di più ci avvolge e ottunde.” Renato Sarti

produzione Teatro della Cooperativa
in coproduzione con Mittelfest
con il sostegno di Regione Lombardia – Progetto Next
con il sostegno della Provincia di Trieste
MURI – prima e dopo Basaglia
con Giulia Lazzarini
testo e regia Renato Sarti
scene e costumi Carlo Sala
musiche Carlo Boccadoro
progetto luci Claudio De Pace
foto Emiliano Boga
http://www.teatrodellacooperativa.it/index.php?page=muri-2011

dal 17 al 22 gennaio 2012
al Teatro India
Lungotevere Vittorio Gassman (già lungotevere dei Papareschi) 1, Roma

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