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TEATRO PROIBITO: Un secolo di censura teatrale in Italia dall’ Unità al 1962 a cura di FEDERICA FESTA, Roma, CASA DEI TEATRI

Teatro Proibito vuole mostrare il teatro mai visto e cioè le scene e i copioni censurati in Italia dall’Unità al 1962, anno in cui venne abolita la censura preventiva dei testiAlla Casa dei Teatri di Roma (click: MAPPA), a cura di Federica Festa, sabato 25 febbraio 2012 alle ore 11.00, Teatro Proibito propone queste scene, ma soprattutto le motivazioni addotte dagli organi statali per apporre per anni il timbro RESPINTO, NON APPROVATO su tanti copioni, circail 10% della produzione teatrale italiana o tradotta in italiano. > comunicato stampa > Una selezione di queste migliori scene verranno rappresentate, lette, commentate con le parole originali dei Censori dell’epoca, a partire dai tempi della  gestione prefettizia durante il governo Crispi e Giolitti, fino alla nascita dell’ufficio della censura Teatrale in epoca fascista e poi all’ufficio Revisione Teatrale in epoca repubblicana fino al 1962. >>

In scena gli attori a dare voce e corpo a questo silenzio lungo un secolo poiché la storia della censura teatrale è la storia di un omissis culturale e quindi  della cultura di un paese.

PRESENTAZIONE DEL LIBRO

TEATRO PROIBITO. IN SCENA I TABÙ DI UNA NAZIONE

di FEDERICA FESTA

EDITORIA & SPETTACOLO

Libertà, tiranno, re, principe, ma anche barbaro, oppressi sono le parole tabù dei 342 copioni censurati dello stato sabaudo all’approssimarsi dell’Unità, tra una guerra d’indipendenza e l’altra. Ma una volta fatta l’Italia, dal 1862 i Prefetti però cambiano le mire: vietata la messa in scena di 29 testi su 30 perché incentrate sulla figura di un eroe ormai scomodo, Giuseppe Garibaldi.

La neonata Italia con Crispi rende capillare questo controllo affidandolo ai Prefetti, mentre poi il fascismo lo centralizza dal 1929 e crea l’Ufficio preposto alla Censura teatrale: più di 13.000 copioni inventariati, di cui circa  il 9% censurati del tutto o in parte, accompagnati da lettere manoscritte, articoli di giornali, suggerimenti e correzioni del censore Leopoldo Zurlo, che si firma conla Zetadi Zorro, unico paladino di un indottrinamento teatrale delle masse. Da dietro le quinte osserviamo la  produzione,  la censura e l’autocensura fino al 1943: Aldo Fabrizi che fa il tramviere troppo romano e poco italiano, il Pirandello di “Cecè” che cita un Ministro, “La Cortigiana” dell’Aretino troppo volgare, il giovane e anticlericale Fellini. Questi  alcuni nomi i che emergonotra piùdi 630 testi teatrali e radiofonici respinti durante il periodo fascista. Pagine di teatro negato che cesellano i limiti e i pudori di un regime.  Vietato imitare il duce, parlare di borsa nera, parodiare i nemici francesi o inglesi, dare voce ad un antieroe che sogna il suicidio, inneggiare allo sciopero e il Lei  viene sostituito dal Voi  in un’opera di Giacomo Leopardi da trasmettere alla radio.

Dal 1945 al 1962 sono più di 20mila i copioni che chiedono l’autorizzazione, ma non tutti la ottengono. Il timbro RESPINTO del periodo fascista  si trasforma nel timbro NON APPROVATO, ma viene usato molto meno. Il Dipartimento Revisione Teatrale del Ministero del Turismo e dello Spettacolo preferisce infatti  tagliare  alcune battute che possono offende la morale, il costume, la religione e gli organi istituzionali piuttosto che la censura integrale del copione, che porta scandali e dibattiti a volte scomodi.

Tuttavia fino al 1962 sotto la scure passano sia autori illustri  che tanti meno noti. Sarà negata la scena – con grande scandalo sulla stampa dell’epoca – aLa Mandragoladi Machiavelli perché il tema della sterilità è poco in linea con la politica governativa di incremento demografico; e così anche a La governante troppo omosessuale di Brancati, a I fucili di madre Carrar antifranchista e disperata di Brecht, e ai sensuali approcci del Girotondo di Schnizler.

Il ministero del Turismo e dello Spettacolo suggerisce di eliminare le battute che offendono la morale e la religione nelle traduzioni di alcune opere di Beckett, Buchner, Feydeau, Ibsen, John Ford, Miller, Sartre.

Parlano meno anche le Donne al parlamento di Aristofane, e freni subiscono anche le penne celebri di momentanei drammaturghi come Montanelli, Moravia, Flaiano.

Tante sono le sforbiciate quando non divieti integrali delle scene comiche con doppi sensi o sentimentalmente azzardate. Cancellate a penna rossa le parole ruffiano, mutandine, andare a letto insieme  usate dai maestri della rivista e della comicità: Galdieri, Tognazzi, Cecchelin, Fiorentini,  Amurri, Garinei & Giovannini, Dario Fo.

Infine nel 1962 la nuova legge del governo Fanfani abolisce la censura preventiva  e dichiara di voler eliminare “ogni criterio di carattere politico nell’attività di censura”. E da allora si occupa solo di mantenere il limite del buon costume nell’attività di revisione.

Si parla spesso di censura riferendosi alla produzione letteraria, radiotelevisiva e cinematografica ma il teatro censurato ancora non è stato mostrato. Abbiamo attinto da questo grande patrimonio con il progetto dare visibilità e di portare in scena il miglior teatro censurato. Il teatro mai visto.

Teatro proibito, ospitato presso la Casa dei Teatri di Roma il  25 febbraio alle 11.00, è un’iniziativa promossa dall’Assessorato alle Politiche Culturali e Centro storico di Roma Capitale, da Biblioteche di Roma e dal Teatro di Roma, in collaborazione con Zètema Progetto Cultura.

CASA DEI TEATRI (Villino Corsini – Villa Doria Pamphilj)
Largo 3 giugno 1849 angolo via di San Pancrazio – ingresso Arco dei Quattro Venti
ore 10:00 – 17:00 dal martedì alla domenica
INFOLINE 060608 – 0645460693


www.casadeiteatri.culturaroma.itwww.bibliotechediroma.it  – www.teatrodiroma.net
Ingresso Libero

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