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La VERDI – concerto di Pasqua: Passione secondo Giovanni per soli, coro e orchestra BWV 245, Johann Sebastian Bach

Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi e Coro Sinfonico di Milano Giuseppe Verdi, Stagione Sinfonica 2011-2012: martedì 3 (ore 20.30), mercoledì 4 (ore 20.00) e venerdì 6 aprile (ore 19.30) all’Auditorium di Milano in largo Gustav Mahler (click: MAPPA – info e prenotazioni: 02.83389401/2/3, www.laverdi.org)  – Passione secondo Giovanni per soli, coro e orchestra BWV 245, Johann Sebastian Bach. È una tradizione nordeuropea importata a Milano proprio dalla Verdi, quella di eseguire le Passioni di Bach nel periodo pasquale. Sarà il Coro Sinfonico di Milano Giuseppe Verdi, diretto da Erina Gambarini, ad affiancare l’Orchestra Sinfonica diretta dal milanese Ruben Jais – Direttore Residente e responsabile delle attività artistiche della “Scuderia” dell’Auditorium, specialista e studioso del Genio di Eisenach –  nell’esecuzione di questo capolavoro della musica sacra, nella prima versione del 1724.

> comunicato stampa >

Delle tre Passioni (note) bachiane, quella secondo Giovanni è la più antica. La formula scelta dal compositore poggia sul rispetto scrupoloso dei dettami evangelici assunti a base di tutte le parti narrative della Passione e affidati alla declamazione di un Evangelista e dei personaggi che gli si affiancano. Il cast è composto da alcuni tra i maggiori interpreti del repertorio barocco: il sopranista Paolo Lopez, il contralto David Hansen e il tenore Randall Bills nelle Arie; il basso Christian Senn nel ruolo di Pilato e nelle Arie; il basso Thomas Tatzl, nel ruolo di Gesù; il tenore Makoto Sakurada nel ruolo dell’Evangelista. Tra gli strumentisti, la viola da gamba è affidata a Roberto Bevilacqua; la viola d’amore a Gabriele Mugnai e Claudio Andriani; il basso continuo a Davide Pozzi (organo), Mario Shirai Grigolato (violoncello) e Andrea Magnani (fagotto).

Programma
Una sorella niente affatto minore
Il caso è noto, e si potrebbe quasi elevarlo a sistema, coniando appositamente il nome parascientifico di “sindrome della Gioconda”; i sintomi sono presto spiegati: proprio come accade al Louvre, l’attenzione della stragrande maggioranza dei visitatori è attirata da un quadro di dimensioni relativamente modeste, posto in un immenso salone dove esempi giganteschi (e non parliamo solo di centimetri) della scuola italiana rinascimentale passano invece quasi del tutto inosservati. Nessuno oserà certo mettere in dubbio le qualità della Monna Lisa; quello che qui si vuole sottolineare è che alla sua presenza pochi turisti si voltano per contemplare, fra gli altri capi d’opera, il superbo ritratto di Baldassar Castiglione firmato da Raffaello. Del pari, quando si parla delle Passioni di Johann Sebastian Bach, la mente corre subito a quella gigantesca e magniloquente architettura sonora rappresentata dalla Passione secondo Matteo; si tace completamente sulla Passione secondo Marco (pure brillantemente ricostruita e restituita dalla musicologia nell’ultimo ventennio ), e si considera la Passione secondo Giovanni come una sorella minore, forse un po’ sfortunata, degna certo di una qualche marginale attenzione ma, tutto sommato, non paragonabile all’illustre parente.
La consuetudine ha radici storiche molto lontane, databili all’inizio dell’Ottocento, e non sorprende che anche il biografo un tempo più autorevole di Bach, Philipp Spitta, si esprimesse a favore della Passione Secondo Matteo, a confronto della quale la Passione secondo Giovanni “non attingeva al medesimo grado di perfezione”. Un giudizio che sembrò sufficiente fino ai giorni nostri per relegare in secondo piano una partitura che tuttavia non può essere paragonata (se non con le dovute precisazioni) alla sua ingombrante (per quanto magnifica) sorella per un semplice motivo: se della Passione secondo Matteo ci è giunta una versione definitiva, della Passione secondo Giovanni Bach non pervenne mai a stabilire un testo che potesse essere tramandato come lezione di riferimento. Del resto, non sarà forse inutile ricordare che il concetto di “opera chiusa”, (ossia finita, licenziata, immutabile nel tempo) non appartiene alla cultura musicale antica, ma è un portato del romanticismo, ratificato e sottoscritto purtroppo anche dalla musicologia del Novecento.
Nel campo della storia della musica, la smania catalogatrice e un eccessivo intento semplificatore hanno spesso generato veri e propri fraintendimenti nei confronti di scuole, movimenti, generi e compositori. La situazione è addirittura peggiorata da quando gli orientamenti della storiografia, dall’ultimo quarto dell’Ottocento fino alla Seconda Guerra mondiale, hanno propugnato un ideale di musica e di bellezza estetica fondato sul modello di opera perfettamente compiuta, frutto del genio creatore e quindi cristallizzata, non modificabile. La pagina scritta diviene intoccabile, la partitura si ammanta quasi di sacro, e tutto ciò che non risponde a questi criteri è considerato minore o primitivo, o viene semplicemente ignorato.
In questo modo, diviene impossibile la comprensione di secoli di arte in cui l’improvvisazione e lo spazio concesso all’interprete godevano di un ruolo fondamentale: il modo di operare nel Seicento, nel Settecento e ancora agli inizi dell’Ottocento (emblematico in tal senso è il percorso di Gioachino Rossini) è completamente opposto all’estetica romantica; in questi secoli non è l’opera d’arte in sé il centro della creazione, ma piuttosto la sua messa in scena, la sua fruizione da parte del pubblico e della committenza. La mentalità del compositore predilige un atteggiamento elastico nei confronti della pagina scritta, che è innanzitutto pensata appositamente per gli esecutori, e spesso stesa con la loro diretta collaborazione e approvazione. La partitura sovente contiene solo una traccia, un suggerimento, l’indicazione della strada da percorrere, e lascia molte possibilità all’interprete, comprese quelle di variare, improvvisare, o addirittura re-inventare la melodia. Un ulteriore elemento, fondamentale per la sincera e schietta comprensione della musica sei-settecentesca e di quella vocale profana e spirituale in particolare, riguarda l’assenza totale o quasi presso i compositori del concetto di opera chiusa, finita, ultimata; un melodramma o un oratorio sono organismi vivi e palpitanti, concepiti per l’intrattenimento e l’edificazione del pubblico e sono suscettibili di mille cambiamenti e varianti: se alla “prima” un’aria o una sinfonia strumentale non ottengono il consenso sperato, vengono semplicemente cassate, o rimpiazzate con un altro pezzo che può essere composto ex-novo, oppure cavato di peso da una composizione precedente.   Con questa sensibilità occorrerà del pari avvicinarsi anche alla Passione secondo Giovanni, un capolavoro dalla genesi complessa che prima di tutto è frutto della sua epoca e del particolare contesto religioso che ne determina la commissione e le successive rappresentazioni.
Il 1 giugno del 1723 ha luogo nella Chiesa di San Tommaso in Lipsia l’insediamento ufficiale e solenne di Johann Sebastian Bach nell’incarico di Kantor. Il compositore, trentottenne, ha ormai alle spalle una lunga esperienza nell’elaborazione di musica organistica e spirituale, e si inserisce in un tessuto culturale dominato dallo spirito della Riforma, che assegna un ruolo di grande importanza all’apporto che la musica può conferire nell’ambito della celebrazione liturgica.  Diverse sono le revisioni della Passione secondo Giovanni, da parte dell’autore, dalla prima esecuzione documentata, che ha avuto luogo nella Chiesa di San Nicola, il giorno di Venerdì Santo del 1724 (recentemente alcuni musicologi hanno ipotizzato che Bach potesse aver cominciato la composizione addirittura nel 1717). Fra la primigenia versione e l’estrema (vi fu anche una ripresa nel 1749) la storia di questo capolavoro si fa davvero complicata, e vive di modifiche anche piuttosto consistenti.

Biografie
Milanese, Ruben Jais, contemporaneamente agli studi universitari, ha compiuto gli studi musicali presso il Conservatorio di Musica “Giuseppe Verdi” della sua città, diplomandosi in Musica corale e Direzione di Coro e in Composizione Polifonica Vocale. Si è inoltre diplomato in Composizione, sempre presso lo stesso Conservatorio, dove ha anche compiuto gli studi di Direzione d’Orchestra, perfezionandosi, in seguito, con masterclass all’estero.
È  stato Maestro del Coro presso il Coro Sinfonico di Milano Giuseppe Verdi dalla sua fondazione al 2007. Con tale ruolo ha collaborato, tra gli altri, con Romano Gandolfi, Riccardo Chailly, Claudio Abbado, Luciano Berio, Oleg Caetani, Claus Peter Flor, Christopher Hogwood, Vladimir Jurowski, Helmuth Rilling. È  Direttore Residente e responsabile delle attività artistiche dell’Orchestra Sinfonica e Coro Sinfonico di Milano Giuseppe Verdi.
Nel 2008 ha istituito l’Orchestra laVerdi Barocca, ensemble specializzato nell’esecuzione della musica barocca, con il quale affronta i maggiori capolavori di tale repertorio sia sinfonico che operistico: dal 2009 laVerdi Barocca affianca le altre stagioni della Fondazione, con una serie di concerti-appuntamenti dedicati ai capolavori sacri legati alle maggiori ricorrenze liturgiche.
Jais è anche Direttore Musicale della Mailänder Kantorei, formazione legata alla comunità tedesca di Milano, con la quale si dedica soprattutto al repertorio della nazione germanica, dal barocco al romanticismo.

Erina Gambarini, Direttore del Coro. Figlia d’arte, ha iniziato la sua attività artistica a 13 anni al Teatro alla Scala di Milano, come voce bianca, protagonista nell’opera di Britten Il giro di vite.
Dopo alcuni anni di intensa attività solistica, ha proseguito lo studio del pianoforte con il padre, lo studio del canto, come soprano, con Teresa Stich Randall a Vienna, direzione interpretazione corale e musica da camera con Marcel Couraud, tecnica vocale e interpretazione con Schmidt-Gaden. Ha collaborato con la RSI, la RAI, la Fenice di Venezia, Teatro Sociale di Como, Teatro Olimpico e Valle di Roma, Teatro Carignano di Torino, Verdi di Trieste, La Pergola di Firenze, Teatro Grande di Brescia. Ha inciso numerosi CD per Nuova Era, Carrara e Ricordi. Nel 1989 fonda il gruppo corale Canticum Novum, che in pochi anni si distingue per la qualificata e ricca attività artistica e parallelamente dirige vari gruppi strumentali . Nel 1996 inizia la sua collaborazione con il Maestro Romano Gandolfi, che nel 1998 la chiama come sua assistente e maestro del coro in occasione della costituzione del Coro Sinfonico di Milano Giuseppe Verdi, incarico che ricopre tuttora. Ha collaborato con molti direttori d’orchestra, tra i quali Riccardo Chailly, Claudio Abbado, Gianandrea Gavazzeni, Aldo Ceccato, Ettore Gracis, Oleg Caetani, Claus Peter Flor, Christopher Hogwood, Rudolf Barshai, Vladimir Jurowski, Helmuth Rilling, Leonard Slatkin, Nevil Marriner, Roger Norrington, Vladimir Fedoseyev, Robert King.
Dal 1997 è membro dell’Ateneo di Scienze, Lettere ed Arti di Bergamo per i suoi meriti artistici.

Paolo Lopez (sopranista) Intraprende gli studi musicali da bambino nella città natale Palermo, studiando violino e pianoforte al Conservatorio Vincenzo Bellini e successivamente canto lirico, diplomandosi nel 2005 con il massimo dei voti. Nel 2006 è tra i vincitori della terza edizione del Concorso Barocco Francesco Provenzale. Prende parte a corsi di perfezionamento e master class con Enzo Dara, Filippo Crivelli ed Ewa Wimola. Nel 2007 debutta in Spagna nell’opera barocca Ottavia restituita al trono di Domenico Scarlatti nel ruolo di Dorillo, sotto la direzione di Antonio Florio e l’orchestra della Cappella della Pietà dei Turchini al Teatro Victoria Eugenia di San Sebastian. Nello stesso anno interpreta il ruolo di Liscione nell’intermezzo buffo di Domenico Scarlatti La Dirindina, inserito nella stagione concertistica dell’Associazione per la Musica Antica Antonio il Verso a Palermo. Nel Gennaio 2008 debutta in Francia nel Sant’Alessio di Stefano Landi interpretando il ruolo del titolo, diretto da William Christie, con Les Arts Florissants e con la regia di Benjamin Lazar all’Opera National de Lorraine a Nancy; nel luglio dello stesso anno si esibisce al Festival de Beaune, interpretando ancora il ruolo di Dorillo diretto da Tony Florio, con la Cappella della Pietà dei Turchini. Per la stagione del Teatro la Fenice di Venezia interpreta il ruolo di Erino ne Le Virtù dè Strali d’Amore di Francesco Cavalli al Teatro Malibran, con l’orchestra Europa Galante diretta da Fabio Biondi e la regia di Davide Livermore. Di recente ha inciso per l’etichetta Hyperion Le Disgrazie d’Amore di A. Cesti, interpretando il ruolo di Amore, sotto la direzione di Carlo Ipata e Auser Musici. Svolge un’intensa stagione concertistica in Italia ed all’estero e collabora con importanti orchestre barocche e direttori di fama internazionale.

David Hansen (controtenore) è nato a Sidney, Australia. Ha studiato canto con Andrew Dalton al Conservatorio di Sidney e si è perfezionato con James Bowman, Graham Pushee e David Harper. Nel 2004, giovanissimo,  ha fatto il suo debutto europeo al festival di Aix-en-Provence in Dido and Aeneas di Purcell, cui sono seguiti concerti con la Scottish Chamber Orchestra, sotto la direzione di Emmanuelle Haim, nel Regno Unito e, in Italia, con il Complesso Barocco diretto da Alan Curtis, per il Festival di Spoleto, dove ha cantato il ruolo principale nel Fernando di Haendel. Il debutto discografico di Hansen è avvenuto con Music For Queen Mary di Purcell, con l’Academy of Ancient Music e il coro del King’s College di Cambridge: è disponibile su EMI Classics.

Randall Bills (tenore), statunitense, frequenta la Scuola per giovani cantanti all’Opera di Santa Fe. Si classifica ai primi posti in vari concorsi internazionali di canto e nel 2005 è secondo al Metropolitan Opera National Council Auditions Western Region. Nella stagione 2006-2007 è giovane artista alla Bayerische Staatsoper di Monaco. Dal 2008 entra a far parte dell’ensemble del Mainfranken Theater a Würzburg, dove rimane fino al 2010. Attualmente è membro dell’ensemble del Theater Bremen e interprete di vari ruoli mozartiani: Tamino in Die Zauberflöte, Arbace nell’Idomeneo, Don Ottavio in Don Giovanni. Debutta inoltre nei ruoli di Alfred in Die Fledermaus di Strauss, Walter in Tannhäuser di Wagner e Peter Quint in The Turn of the Screw di Britten. È ospite al Deutsches Nationaltheater und Staatskapelle Weimar, dove interpreta il ruolo di Camille de Rossillon in Die Lustige Witwe di Léhar, e al Theater Bonn nei panni di Fenton nel Falstaff di Verdi diretto da Robin Englene; a Santa Fe prende parte alla produzione del Wozzek di Berg diretto da David Robertson. Ricercato interprete di musica sinfonica e cameristica, ha al suo attivo un vasto repertorio: la Messa in Do minore di Mozart con la Pasadena Symphony, la Petite messe solennelle di Rossini con i Vahrer Kantorei; la Serenade op. 31 di Britten con la Naples Philharmonic Orchestra; l’Oratorio di Natale di Bach e il ruolo di tenore solista nel Messiah di Händel con la Los Angeles Master Chorale. Ha inoltre cantato in  Roméo et Juliette di Berlioz con la Louisville Orchestra; ha interpretato Uriel in Die Schöpfung di Haydn con la Sierra Symphony; Elias di Mendelssohn nell’ambito della Stagione Sinfonica 2011-2012 del Teatro Filarmonico di Verona.

Christian Senn (basso). Nato in Cile, vive in Italia da diversi anni. Dopo aver conseguito la laurea in Biochimica, vince una borsa di studio per continuare lo studio del canto in Italia, perfezionandosi all’Accademia per solisti del Teatro alla Scala, con i Maestri L. Gencer. L. Alva e V. Manno. Ha cantato con importanti direttori quali Muti, Chailly, Gandolfi, Rizzi Brignoli, Rovaris, nei più prestigiosi teatri d’Europa, Scala compresa,  e nel mondo, dal  Cile al Giappone.. Oggi è uno tra i baritoni più richiesti per l’esecuzione del repertorio belcantistico in Italia e all’estero. Tra i suoi ultimi prestigiosi ingaggi, spicca il ruolo di Figaro nel rossiniano Barbiere di Siviglia, in diverse produzioni presso il Teatro alla Scala, il Regio di Torino e La Fenice di Venezia. Tra le sue incisioni spiccano  il Tito Manlio di Vivaldi e, in DVD, La pietra del paragone di Rossini, registrata dal vivo presso il Theatre du Chatelet di Parigi per l’etichetta Naive. Tra i progetti futuri, un tour europeo del Barbiere di Siviglia con Renè Jacobs e la Mahler Chamber Orchestra.

Thomas Tatzl (basso, baritono). Austriaco, durante la stagione 2009-10 ha terminato gli studi all’Università della Musica di Vienna sia quelli di lieder/oratori sia quelli di opera e drammaturgia musicale. Dal 2010, il basso-baritono austriaco è membro dell’ensemble del Teatro dell’opera di Zurigo dove quest’anno si è esibito in tre “prime”. Ha cantato nella prima di Gesualdo di Marc-André Dalbavie (messa in scena di Moshe Leiser, regìa di Patrice Caurier),  in Da una casa di morti di Janácek ( direttore Ingo Metzmacher,  regìa di Peter Kowitschny); ha interpretato Silvano in Un ballo in maschera (direttore Nello Santi, regìa di David Pountney), Happy nella Fanciulla del West  e Papageno  nel Flauto magico di Mozart. Dal settembre 2009 è membro dell’International Opera Studio dell Teatro dell’Opera di Zurigo (IOS) e ha cantato in ruoli quali Hagen in Gli allegri Nibelunghi  e Alten Diener in una nuova produzione dell’Elettra di Richard Strauss diretta da  Daniele Gatti, nonché il Poliziotto in Il suono lontano di Franz Schreker. Nella stagione 2008/09 e nel 2010 è stato ingaggiato da Eva Wagner-Pasquier per cantare nel ruolo di Nanni ne L’Infedelta Delusa di Haydn in Francia (Monte Carlo, Besancon e Lille) Spagna (Bilbao e Valladolid), Lussemburgo e al festival musicale di Brema (Germania), in un tour con la produzione della Académie Européenne des Festivals d’Aix en Provence. Nel 2012 debutterà al Festival di Salisburgo in Das Labyrinth di Peter Winter diretto da Ivor Bolton.
Makoto Sakurada (tenore) Nato a Sapporo in Giappone, si é laureato ed ha conseguito il dottorato di ricerca all’Università di Belle Arti e di Musica di Tokyo. Ha perfezionato lo studio del canto lirico con il Maestro Gianni Fabbrini presso il Conservatorio “G.B. Martini” di Bologna. Ha studiato tecnica vocale con William Matteuzzi e canto barocco con Gloria Banditelli. Nell’ambito concertistico, ha eseguito l’Elias di Mendelssohn con il Maestro Sawallisch a Tokyo. E’ stato L’Evangelista nella Passione secondo San Giovanni, nella Passione secondo San Matteo, nell’Oratorio di Natale; ha cantato la Messa in si minore, il Magnificat, le Cantate di Bach; il Messia di Händel; il Requiem di Mozart; La Creazione di Haydn, Il Vespro della Beata Vergine di Monteverdi, la Petite Messe Solemnelle di Rossini, collaborando in Italia e all’estero con numerosi gruppi e stimati direttori tra i quali Hespèrion XXI di Jordi Savall; Accademia Bizantina di Ottavio Dantone; Europa Galante di Fabio Biondi; la Cappella dei Turchini di Antonio Florio; Il Giardino Armonico di Giovanni Antonini; la Venice Baroque Orchestra di Andrea Marcon. Da diversi anni collabora come solista con Masaaki Suzuki ed il Bach Collegium Japan, con i quali ha inciso diverse opere di Bach, Buxtehude e Schütz, e effettuato tournée in Europa, Australia e Israele. Ha vinto il prestigioso Concorso Internazionale di Musica Antica di Brugges in Belgio. Tra gli ultimi impegni svolti, citiamo la prima mondiale della Rosinda di Cavalli al Festival di Potsdam e a Bayreuth e le tournée dell’Orfeo di Monteverdi con la Venexiana, registrazione per Glossa, che ha vinto numerosi premi della critica tra cui il Grammophone Award.
Roberto Bevilacqua (contrabbassista e violista da gamba). Ha studiato contrabbasso diplomandosi nel 1985 con il Maestro Emilio Benzi; successivamente ha seguito varie masterclass con solisti come Gary Karr, Ludwig Streicher e Jean Marc Rollez. Dal 1985 ha collaborato con diverse orchestre (Sinfonica Nazionale della Rai, Teatro Regio di Torino, Accademia Nazionale di S. Cecilia), collaborando dal 1997 come primo contrabbasso con l’Academia Montis Regalis, Les Talents Lyriques, Kammerorchester di Basilea, gli Incogniti di Amandine Beyer, Accademia Bizantina, Il Complesso Barocco, Les Dominus, Atalanta Fugiens,Dolce e Tempesta, Cantar Lontano, Modo Antiquo, L’Astrèe, Auser Musici, Fete Rustique, Risonanze, Cantica Synphonia e altri. Ha registrato vari cd con le case discografiche Virgin, Harmonia mundi, Opus111, Naive, Dynamic, Bongiovanni, Claves, Hyperion, Stradivarius, Hungaroton, Zig Zag Territoires e ha eseguito
concerti in Europa, Giappone, Canada. Ha studiato la viola da gamba con Guido Balestracci e seguito diverse masterclass con Wieland Kuijken e ha partecipato a
importanti concerti in veste di solista per la Rai (Concerti del Quirinale) e con solisti come Bartold Kuijken, Michael Chance. Ha inciso ultimamente un disco con il flautista ungherese Pal Nemeth (Sonate di Boismortier) e ha eseguito in concerto l’integrale della Gamme di Marin Marais. Collabora con la clavicembalista Mariangiola Martello (Sonate di J.S. Bach per viola da gamba, Pièces de viole di Marin Marais); con il consort di viole di Torino Le viole Sabaude ha in programma nel prossimo giugno diversi concerti di autori inglesi, inoltre sono in programma sempre a Torino concerti con musica di Marin Marais con viola da gamba e clavicembalo.

Auditorium di Milano Fondazione Cariplo
Largo Gustav Mahler
tel. 02.83389.401/2/3 (orario biglietteria: a martedì a domenica 14.30 – 19.00)
Date concerti
Martedì 3 aprile 2012, ore 20.30
Mercoledì 4 aprile 2012, ore 20.00
Venerdì 6 aprile 20912, ore 19.30
Biglietti
Euro 40,00/33,00/25,50/13,00

Fondazione Orchestra Sinfonica e Coro Sinfonico di Milano Giuseppe Verdi
Ufficio Stampa
Massimo Colombo

Tel.  +39 02 83389.329 – 393 5285464
massimo.colombo@laverdi.org
ufficiostampa@laverdi.org

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